Ieri in Inghilterra è stato pubblicato un libro sulla vita di Van Gogh. Si tratta di “Van Gogh: the life”, di Steven Naifeh e Gregory White Smith, già vincitori del premio Pulitzer per la biografia di Pollock.
Più di 900 pagine dedicate ad uno dei più grandi pittori della storia.
Dipingeva mettendo colori puri sulle tele, niente miscugli, ma pennellate forti e corpose, tridimensionali: "Invece di tentare di riprodurre esattamente cosa ho davanti ai miei occhi io uso il colore in un modo più arbitrario, così da esprimermi più forte".
Così è stata anche la sua vita: Van Gogh è sempre stato preda di emozioni molto intense, cambi di posizione, di idee, di tutto. Le sue relazioni sempre turbolente, anche quella con se stesso. Prova famosa ne è la recisione del lobo dopo un litigio con Gauguin.
E poi il suicidio: a soli 37 anni un colpo di pistola al petto gli tolse la vita lentamente. Suicidio. Mentre passeggiava nei campi, si è sparato.
La morte di Van Gogh torna a generare dubbi come si trattasse di Kurt Kobain. In fondo, al di là di epoche e settori dell’arte diversi, i due personaggi si assomigliano anche.
Un colpo di arma da fuoco generato in maniera troppo poco naturale, da una posizione scomoda nei confronti di una personalità fragile. Un desiderio mal celato di togliersi la vita, e la pallottola viene archiviata.
Un colpo di arma da fuoco generato in maniera troppo poco naturale, da una posizione scomoda nei confronti di una personalità fragile. Un desiderio mal celato di togliersi la vita, e la pallottola viene archiviata.
La differenza sta nelle parole di Vincent (permettetemi di chiamarlo per nome, è un personaggio che, lo ammetto, mi è molto caro e mi appassiona non poco), che sembrano talvolta davvero riportare alla voglia di morire: “Al dottor Gachet […] rispose che egli aveva tentato coscientemente il suicidio e che, se fosse sopravvissuto, avrebbe dovuto «riprovarci» - «volevo uccidermi, ma ho fatto cilecca» - esclamò”.1
Inoltre, sul giornale locale (“L’echo Pointoisien” del 7 agosto 1890) apparve il seguente annuncio:
" Auvers-sur-Oise. Domenica, 27 luglio,
un certo Van Gogh, di 37 anni, olandese, artista,
en route in Auvers, si è sparato con un revolver nei campi e, ferito,
è tornato alla sua stanza, dove è morto due giorni dopo."2
Inoltre, sul giornale locale (“L’echo Pointoisien” del 7 agosto 1890) apparve il seguente annuncio:
" Auvers-sur-Oise. Domenica, 27 luglio,
un certo Van Gogh, di 37 anni, olandese, artista,
en route in Auvers, si è sparato con un revolver nei campi e, ferito,
è tornato alla sua stanza, dove è morto due giorni dopo."2
La teoria dei due autori è comunque verosimile, e il colpevole sarebbe un ragazzino che giocava a sparare colpi. In realtà tutta la vita di quest’uomo ogni tanto viene rimessa in discussione. Due anni fa i dubbi vennero al taglio del lobo.
Vedete voi se crederci o no, ma lasciatelo tranquillo, almeno ora, dopo tutti i tormenti in vita, dopo tutti questi anni.
Alessia V.
P.s.
Se volete sapere come la penso io, leggetevi le ultime sue lettere.
Se volete sapere come la penso io, leggetevi le ultime sue lettere.




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